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“Quando
coltivate in montagna le rose, quasi tutte, sono molto più
belle, durano di più e sono molto più profumate. Le
fioriture possono essere molto più lunghe e prolungate che
in pianura. Incominciando da quelle “alba”
rappresentate da quattro grandi meraviglie: Celestial, Alba
Semiplena, Koenigin von Daenemark e Cuisse de Nymphe Emue. Le rose
galliche hanno di gran lunga la meglio, a cominciare dalla bella
Belle de Crecy che con i suoi fiori rosso ciliegia, intensamente
profumati, rinnova di anno in anno gioie immense. Assieme a
Duchesse d'Angouleme sono le più belle dei primi '800.
Bisogna aver sentito il profumo delle rose alba e di quelle
galliche per conoscere la vera fragranza che una rosa può
emanare: perché quelle dei nostri giorni non rievocano né
l'intensità né la prestanza di queste vecchie
signore. E' il triste e pesante costo della rifiorenza.
Le
forme bellissime delle rose rugose, sempre in un giardino di
montagna, possono a lungo, indiscusse, fare da padrone. La
delicata (all'aspetto) Frau Dagmar Hastrup è esempio
lampante di una convivenza, rara e inusuale, tra delicatezza e
forza. Sempre tra le rugose il profumo ricco delle splendide e
voluminose Hansa e Roseraie de l'Hay è talmente forte e
riconoscibile da non poter esser dimenticato...”
(tratto da
“La pazienza del giardiniere” di P. Pejrone)

la rugosa Roseraie de l'Hay
COLTIVAZIONI
PARTICOLARI
LE ROSE NEI GIARDINI IN LOCALITA’ ALPINE
 rose
sommerse dalla neve
La rosa ha la fama
di essere la regina dei fiori, la dea del piacere e dell’amore,
e chi non s’è mai fermato ad ammirare o ad annusare
il profumo proveniente da una bellissima corolla sbocciata? E
perché mai invidiare le rose dell’amica, se anche noi
possiamo benissimo averne di meravigliose nel nostro spazio verde?
Indubbiamente allestire e curare un giardino è una vera e
propria passione che non tutti hanno la fortuna d’avere.
Certo, vi si può affidare a garden center specializzati o
dedicarsi alla manutenzione delle rose con tutto l’impegno
possibile, ma alla fine la natura insita in tutte le piante vive,
non accetterà mai di assoggettarsi al dominio assoluto
dell’uomo e si riprenderà almeno qualche margine
d’autonomia..... e questo un bravo (e tenace) giardiniere lo
sa bene! Chi ama le rose desidera naturalmente piantarle sempre,
ovunque si trovi il suo giardino, anche in luoghi elevati dove la
riuscita può sembrare dubbia. A scopi sperimentali,
negli anni scorsi sono stati realizzati degli impianti in regioni
alpine svizzere, distribuiti ad altitudini tra i 1210 e 1910 mt.
slm con rose delle classi più importanti. Al termine del
periodo di studio durato cinque anni, alcune varietà
risultarono perfettamente normali o addirittura migliorate dal
clima d’altitudine. Altre invece mostrarono una progressiva
diminuzione dello sviluppo fino al completo deperimento.
Unendo
quindi esperienze mie personali (abito in Trentino ad 800 mt. slm)
a regole più o meno da manuale, vorrei dedicare questa
pagina a consigli per la coltivazione della rosa in località
dove gli inverni sono lunghi e gelidi e le estati leggermente
calde (fatta eccezione l’estate 2003!), dove in primavera ed
autunno piove quasi continuamente mentre in estate le uniche
precipitazioni consistono in devastanti grandinate.
 la
Tea rambler Fortune's Double Yellow e le Queen Elisabeth, dopo
un'abbondante nevicata
La
potatura Innanzitutto bisogna premettere che la
potatura delle rose HT, inglesi, floribunde, grandiflora,
arbustive etc. a dimora in località elevate, và
eseguita con grande precisione ma che sostanzialmente non è
differente da quella effettuata per le rose in pianura. Il periodo
di potatura dipende soprattutto dallo sciogliersi della neve e
comunque non prima del mese di marzo. Quando il terreno è
un po’ asciutto ed i germogli nella parte inferiore della
pianta incominciano a gonfiarsi ed a colorarsi, si può
iniziare. La potatura sarà comunque corta, poiché le
rose saranno state già accorciate a metà in autunno
(ottobre) al fine di proteggerle dai danni causati dal peso della
neve. Questo lavoro è indispensabile! E’ stato
osservato che la potatura primaverile "precoce" (entro i
primi di aprile) è la migliore ed è da tenere in
considerazione, in quanto presenta: - inizio della fioritura
attorno al 20 di giugno - il ritardo su questa data causato da
geli tardivi è di soli 5 giorni - il numero di fiori
(steli) per pianta e per anno è di 21 - l’invecchiamento
inizia dopo 7 anni solo nelle varietà a scarso sviluppo -
la mortalità è molto ridotta se non nulla.
Altra
potatura da effettuare è quella estiva, con cui si intende
il taglio regolare delle corolle sfiorite con parte del ramo ed un
paio di foglie e che non si differenzia da quello usato in
pianura, al fine di avere una fioritura ininterrotta (per le
varietà rifiorenti) anche nelle zone alpine. Con questa
tecnica vanno asportati anche i cinorridi che non siano di decoro
in autunno, poiché altrimenti le piante trasporterebbero
verso i frutti il nutrimento assorbito dal terreno a discapito di
fioriture più vigorose. Dicevo, eliminare le corolle con
due o tre foglie, in quanto la terza o quarta gemma ascellare
partendo dall’alto, è quella meglio sviluppata e non
và tagliata: infatti produrrà sicuramente altri
fiori. E’ stato osservato inoltre che il ramo tagliato
impiega un periodo dai 18 ai 30 giorni per la formazione di nuovi
fiori, contro un periodo dai 40 ai 50 giorni che impiega un ramo
tagliato con quattro o cinque foglie. Infine, l’eliminazione
dei germogli radicali da rose innestate su portinnesti con forte
tendenza a produrre polloni, deve avvenire regolarmente, poiché
nelle zone alpine si ha una maggior formazione di selvatici che in
pianura.
Ubicazione, terreno, trapianto Per
le rose coltivate in località elevate bisogna scegliere, a
differenza di quanto si possa pensare, un luogo più
possibile aperto: è preferibile non scegliere posti
protetti dal vento per la maggiore incidenza delle malattie ed il
forte pericolo di danni invernali (sole e freddo alternati). Le
rose si sa non amano i luoghi troppo caldi, troppo asciutti o
troppo ombreggiati. Occorre porre molta attenzione nel piantarle
davanti a muri o pareti di casa poiché in quelle posizioni
sono molto soggette alle malattie ed ai parassiti, sfioriscono in
fretta ed il loro colore può essere slavato. Inoltre sono
assolutamente da evitare le vicinanze di lastricati, asfalto o
sentieri ghiaiosi: il riflesso della luce durante una calda estate
o peggio, dopo un’abbondante nevicata, causa molti
danni.
Il terreno viene messo a dura prova dalle
precipitazioni estive, brevi ma spesso violente e con bruschi
raffreddamenti del suolo e dell’aria circostante, e dai
forti accumuli di neve in inverno. La superficie rischia di
incrostarsi molto e nei terreni poco sassosi gli strati più
profondi possono essere talmente compatti al punto da
compromettere l’intera crescita delle rose che risultano
stentate e con foglie ingiallite. Per questo motivo, al momento
del trapianto, il terreno deve essere ben lavorato alla profondità
di almeno 40-60 cm. ed avere un ottimo drenaggio. Le pietre, non
importa di quale tipo, non costituiscono uno svantaggio.
Per
quanto riguarda il trapianto, le modalità non si
differenziano dal resto d’Italia: ovviamente le piante non
vanno messe a dimora se il terreno è troppo bagnato e
bisogna aspettare che sia ben asciutto e soprattutto mai gelato.
Prima che il buco d’impianto sia completamente riempito, si
consiglia un’abbondante annaffiatura per poter impedire
l’incrostamento della terra in superficie e mantenere più
a lungo la necessaria umidità alle radici. Dopo la
sistemazione a dimora è consigliabile spargere dello
stallatico ben maturo o altri composti organici maturi, sulla
terra fra le piante, per fornire un’iniziale concimazione e
ripararle dal freddo nel caso di gelate tardive.
Irrigazione Di
solito si annaffia troppo spesso: pochi sanno che le rose
trapiantate in primavera ed attecchite, durante l’estate
vanno irrigate solo dopo un periodo di siccità di 2
settimane, mentre le rose che sono in giardino già da
parecchi anni invece sopportano benissimo anche periodi più
lunghi di siccità. Ovviamente la frequenza delle
irrigazioni dipende dalla capacità di ritenzione idrica del
terreno, dalla frequenza e dalla quantità delle
precipitazioni piovose. In ogni caso non si annaffia con pieno
sole: il momento migliore per questo lavoro è al mattino
presto, prima delle 10, quando il terreno e l’aria sono
ancora freschi e quindi non rischiamo di causare stress idrici
alle piante. Il getto d’acqua dovrà cadere
direttamente sul terreno, in modo tale da non bagnare le
foglie. Teniamo presente che le rose rampicanti che crescono su
pareti esposte al sole hanno bisogno di maggior
umidità.
Protezioni invernali Trascurare
completamente una protezione invernale nei paesi settentrionali è
un grosso rischio. Una protezione contro il freddo è
solitamente necessaria ma è molto più importante
proteggere le piante contro i raggi del sole nelle limpide
giornate invernali ed in particolare nel periodo immediatamente
precedente la primavera. Ciò vale specialmente quando si
susseguono fasi di intiepidimento e di successivo brusco
riraffreddamento. Comunque anche nei casi più a rischio,
come trapianti con il punto d’innesto non sufficientemente
interrato, una copertura con stallatico maturo misto a paglia,
fieno o altro simile e rami d’abete, è consigliabile
ed efficace.
Con questo ho terminato poiché, per il
resto, la cura della rosa in altitudine è simile a quella
in pianura.

ROSA
CANINA (rosa di macchia, rosa pallida)
Appartenente
alla famiglia delle rosacee, viene coltivata in Italia a scopo
ornamentale, ma la si trova innanzitutto allo stato selvaggio. La
rosa canina in genere può sviluppare un'altezza di alcuni
metri. I fiori lievemente profumati, hanno 5 petali vellutati di
colore che varia dal rosa pallido al bianco. Cresce spontanea nei
boschi fino a 1500 metri di altitudine. La rosa canina, o rosa
selvatica o rosa di macchia è la rosa maggiormente usata in
fitoterapia in quanto ha proprietà tonificanti,
decongestionanti ed astringenti. Il suo nome deriva dal greco
kynorhodon poiché con la sua radice venivano curati i cani
rabbiosi. Comune in tutto il nostro paese, la rosa canina di
preferenza vive tra siepi e cespugli nei boschi, nei luoghi
incolti o lungo le strade di campagna. Questa rosa è
diversa da quelle comunemente coltivate per il loro profumo o per
scopi ornamentali: infatti la sua corolla è piuttosto
insignificante. I frutti invece, chiamati cinorrodi, di forma
ovale e di un colore rosso vivo a maturazione avvenuta, sono molto
decorativi in autunno quando in giardino non c'è quasi più
colore. All'interno vi sono dei piccoli semi pelosi di cui gli
uccelli vanno golosi. I cinorrodi contengono moltissima vitamina
C, presente almeno 40 volte in più che negli agrumi, quindi
sono stati molto usati anche in passato per curare tutte le forme
di avitaminosi anche gravi tipo lo scorbuto, o le influenze.
Assieme ai petali, i cinorrodi della rosa canina entrano in molte
preparazioni popolari come energizzanti: infatti stimolano le
forze fisiche, proteggono i vasi sanguinei, stimolano le funzioni
renali e possono essere utili anche contro il diabete. Sono molte
le proprietà curative della rosa canina, anzitutto è
un buon astringente e quindi viene usato contro la diarrea,
inoltre serve come tonico per chi è convalescente e alle
persone deboli, infine è un antinfiammatorio del cavo
orale. Il momento più propizio per la raccolta dei fiori di
rosa canina è a maggio, al mattino presto, prima che sorga
il sole, mentre i frutti si raccolgono a ottobre inoltrato,
possibilmente dopo i primi freddi, in modo che siano polposi ma
ancora turgidi. Si devono aprire delicatamente con un coltellino e
privare dei semi pelosi, conservando solamente la capsula rossa.
MARMELLATA ALLE BACCHE DI ROSA
CANINA
INGREDIENTI: 2 kg.
di bacche di rosa canina e zucchero
Procedimento: tagliare
longitudinalmente le bacche di rosa canina, che devono essere di
un colore rosso acceso e abbastanza tenere al tatto; con un
cucchiaino eliminare i semi, i filamenti e la parte scura, residuo
dei fiori. Metterle poi in una casseruola, appena coperte d'acqua,
quindi cuocerle a fuoco moderato per circa 20 minuti, sempre
mescolando con cura. Pesare la purea ottenuta, unirvi la stessa
quantità di zucchero e far riprendere il bollore,
rimestando. Quando la confettura raggiunge la giusta consistenza
(si può fare la prova, mettendone un cucchiaino su un
piatto inclinato: se scorre con difficoltà, la marmellata è
pronta), toglierla dal fuoco e versarla, ancora bollente, nei
vasi, sterilizzati e caldi. Chiudere subito e conservare al buio.
 particolare
di fioritura di Rosa Canina
Spero
d’essere stata d’aiuto a quanti che come me adorano
questo fiore e che pur vivendo in luoghi con condizioni climatiche
non ideali, desiderano cimentarsi con successo nella
coltivazione della regina dei giardini.
 Rosa
Rugosa Rubra (tra le più resistenti in montagna!)
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